#RiformaTerzoSettore: definite le “attività diverse” per gli ETS

La riforma del terzo settore

Sottoscritto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali il Decreto riguardante l’individuazione di criteri e limiti delle attività diverse da quelle di interesse generale esercitabili dagli Enti del Terzo settore in forma commerciale per finanziare le attività principali.

L’obiettivo è quello di incoraggiare l’autofinanziamento attraverso attività commerciali purché strumentali all’attività di interesse generale. Sono un esempio la somministrazione di cibi e bevande, le sponsorizzazioni, la vendita di beni. La logica rimane comunque quella sottesa alla Riforma che richiede lo svolgimento in via principale delle attività di interesse generale.

Il Decreto fissa le regole dei tratti caratterizzanti delle attività diverse: la strumentalità e la secondarietà.

In particolare, le attività diverse sono considerate strumentali quando sono finalizzate a supportare, sostenere, promuovere o agevolare il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell’ente del Terzo settore.

La secondarietà ricorre in una delle seguenti ipotesi:

-i ricavi da attività diverse non sono superiori al 30% delle entrate complessive dell’ente del Terzo settore;

-i ricavi da attività diverse non sono superiori al 66% dei costi complessivi dell’ente del Terzo settore, compresi ad esempio quelli figurativi relativi all’impiego di volontari iscritti nell’apposito registro.

L’ente del Terzo settore può scegliere uno dei due criteri, che dovrà poi essere indicato nella relazione di missione o in un’annotazione in calce al rendiconto per cassa.

Per la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto si dovrà attendere anche la firma del Ministro dell’Economia.

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