Una petizione online per il diritto alle prestazioni sanitarie domiciliari per i malati cronici non autosufficienti

La rete ADNA, insieme alla Fondazione Promozione Sociale e all’associazione Umana odv, ha lanciato una petizione online per chiedere che sia approvata una legge affinché diventi obbligatorio per il Servizio sanitario garantire nell’ambito delle prestazioni di assistenza sanitaria domiciliare rientranti nei LEA:

1. la predisposizione e l’attuazione di un progetto individualizzato di cura da parte dell’ASL di residenza, che preveda il coordinamento del Medico di medicina generale, con il coinvolgimento delle necessarie competenze specialistiche mediche, infermieristiche e fisioterapiche dei servizi sanitari territoriali, nonché dei congiunti e/o assistenti familiari opportunamente seguiti e aiutati nelle loro attività quotidiane di cura della persona malata cronica non autosufficiente, specie se con demenza;

2. il diritto ad un contributo economico mensile (assegno di cura), che deve essere riconosciuto senza discriminazioni per età, tipo di patologia e condizione sociale e finanziato con risorse del Servizio sanitario nazionale. Questo contributo è una misura di sostegno dei costi giornalieri di accudimento domiciliare della persona malata non autosufficiente, analogo al contributo pagato dall’ASL nel caso del ricovero convenzionato presso una struttura residenziale socio-sanitaria convenzionata. L’assegno di cura si aggiunge all’erogazione dell’indennità di accompagnamento a cui hanno diritto gli invalidi civili totali in base alle norme vigenti, così come avviene per il ricovero. Gli aventi diritto potranno accedere altresì ai contributi dei Comuni (Fondo per le non autosufficienze) erogati in base alla situazione economica (Isee).

La petizione ha lo scopo di sollecitare l’avvio del dibattito parlamentare per arrivare all’approvazione di un testo di legge

In Italia gran parte delle persone malate croniche non autosufficienti, in maggioranza anziane con pluripatologie, malate di Alzheimer o con altre forme di demenza senile, sono accudite a domicilio dai loro congiunti o tramite assistenti familiari (badanti).

Le prestazioni di aiuto infermieristico e di accudimento, che devono essere assicurate 24 ore al giorno e per 365 giorni all’anno, sono analoghe a quelle svolte da infermieri e operatori socio-sanitari nelle strutture residenziali sanitarie e sociosanitarie, ma al domicilio le responsabilità e i pesanti costi economici di cura ricadono sul malato non autosufficiente e i suoi congiunti, mentre la legge attribuisce tali obblighi al Servizio sanitario nazionale in caso di ricovero in strutture socio-sanitarie (RSA).

In questo caso la normativa nazionale prevede infatti l’obbligo per l’ASL di garantire un progetto individualizzato di cura e un contributo giornaliero, pari almeno al 50% della retta giornaliera (per le persone con disabilità non autosufficienti fino al 70%). Nessun diritto ad analogo contributo è invece previsto per chi è in condizioni similari ma curato a casa.

Si determina così una discriminazione di fatto tra i malati non autosufficienti a seconda del luogo di cura, con ripercussioni negative per la salute di coloro che sono accuditi a domicilio, senza la presa in carico dell’ASL, costretti a ricorrere frequentemente al ricovero in ospedale o nelle strutture sanitarie con evidente aumento della spesa sanitaria e peggioramento delle loro condizioni di salute.

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è stabilito che entro il 2023 il Parlamento e il Governo dovranno emanare una legge di riordino degli interventi per la non autosufficienza.

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